lunedì 20 luglio 2020

'Illustrazione Italiana" scrive: "Una linea ferroviaria, che allacciasse Castellammare a Sorrento, era un antico desiderio non solo degli abitanti delle due industriose città e dei Comuni

La tratta sorrentina

La tratta sorrentina
Spetta a Pugliano (Resinadella ferrovia Napoli-Pompei il primato di prima stazione a vocazione turistica: le comitive di turistiinfattipossono in sole tre ore giungere sull'orlo del cratere del Vesuvioperché il 28 settembre 1903 entra in funzione la Ferrovia elettrica del Vesuviochepartendo dalla Fermata degli Olivi a monte del Santuario di Puglianogiunge ai piedi della funicolare.
Proprio quella stessa stazione di Pugliano della Ferrovia Vesuviana che sarà danneggiatainsieme alla stazione superiore della funicolaredall'eruzione del Vesuvio del 12 marzo 1911 e nuovamente inaugurata il 3 febbraio del 1912.
In effettil'impianto della funicolare del Vesuvio, in funzione dal 1880, davada qualche annosegni di senescenza e la Thomas Cook and Son di Londra lo aveva acquistato per 170 mila lire decidendo di costruire una ferrovia elettrica collegata alla Circumvesuviana, al fine di inserirlo nel circuito della propria grande catena di imprese e servizi turistici sparsi nelle cinque parti del mondo.
Intanto il 21 gennaio 1906 un’altra ferrovia elettricada oltre due lustri sognata e volutaentra in funzione: la Castellammare di Stabia-Sorrento della Società Anonima Tramvie Sorrentine.
L"'Illustrazione Italianascrive: "Una linea ferroviariache allacciasse Castellammare a Sorrento, era un antico desiderio non solo degli abitanti delle due industriose città e dei Comuni fra loro interposti e adiacenti, ma anche di tutti coloro che si recano a godere il fascino supremo ispirato a ogni tratto dalla divina penisola Sorrentina. Circa settant'anni addietro, per andare da Sorrento a Castellammarequando per l'infuriare della tempesta non si poteva servirsi di imbarcazionisi era costretti a piedi per un lunghissimo tratto di una via disagevole e montuosa".
L'eruzione del Vesuvio del 4 aprile 1906 copre di lapilli varie stazioni della Circumvesuviana. I danni sono ben presto riparati. Il quadro dei trasporti ferroviari secondari nella zona vesuviana è ormai delineatoInteressi sociali e politicicapacità economiche e finanziarie sono nella Circumvesuviana ben amalgamatimentre le volontà operative e organizzativi di ogni ordine e grado danno il massimo di  per raggiungere i risultati prefissati.
Il servizio nella rete si svolge con assoluta puntualità e le vetture in servizio rappresentano il meglio della scienza e della tecnica.
L'incomparabile bellezza dei luoghi, il Santuario di Pompei, gli scavi delle città morte, fanno sì che la Circumvesuviana non venga utilizzata solo per il servizio locale – importante e massiccio – ma anche che folle di visitatori la usino a scopo turistico.
Le bianche motrici si inseriscono in uno scenario di fiaba tra l'azzurro del cielo e il ceruleo del mare lasciando attoniti i visitatori che amano farsi ritrarre in rimembranti foto di gruppo o in singoli pose affacciato ai finestrini o sui predellini.
Nel 1928 un Decreto Legge modifica il nome di Ottajano in Ottaviano, quello di Valle di Pompei in Pompei e quello di Pompei in Pompei Scavi. E i lavori per il prolungamento della Circumvesuviana da Torre Annunziata a Castellammare sono iniziati.
Il quotidiano "Roma" del 4 gennaio 1934, a firma di Mario Petrone, scrive: "In quest'anno si giungerà a Castellammare con la Circumvesuviana. Il tratto di allacciamento che s'inizia da Torre Annunziata è in avanzata costruzione e sarà intercalato da un tunnel lungo un chilometro e mezzo. Lo scalo merci è quasi ultimato e così pure la stazione che sarà circondata da un'ampia piazza ricavata dalla demolizione di alcuni fabbricati. Il tram che reca a Sorrento sposterà la sua attuale testa di linea e verrà prolungato nella piazza della Circumvesuviana il che agevolerà i viaggiatori e i turisti che intenderanno proseguire per la penisola meravigliosa."
Finalmente Il  "Mattino" del 26 luglio 1934 può riportare la cronaca dell'inaugurazione: "La realizzazione del desiderio fervidamente propugnato dalle autorità locali e dai Comuni Vesuviani, relativo alle comunicazioni ferroviarie con Castellammare di Stabia e Sorrento cioè l'allacciamento di Castellammare alla rete della Circumvesuviana, è un fatto compiuto. Dopo Torre Annunziata ecco che il treno entra sulla nuova diramazione, lambendo la città morta di Pompei, in una atmosfera che sembra veramente di sogno, tanto è potente il fascino della maestosa bellezza della contrada sacra ai ricordi, negli accesi colori resi ancora più vivi dal sole pomeridiano. La stazione di Villa dei Misteri in stile '900 ma decorata con pergolati e colonnati pompeiani splende tutta fresca al sole nel suo vivace bianco e rosso. Dopo sei chilometri e mezzo di percorso, di cui un brevissimo tratto in traforo, ecco la stazione di Castellammare".
Con il collegamento di Porta Marina (Villa dei Misteri) degli scavi di Pompei la Circumvesuviana completa anche il percorso archeologico e turistico iniziato con l'istituzione della stazione di Resina in prossimità degli scavi di Ercolano.
Il 24 novembre 1940 è inaugurato l'allacciamento della stazione di Castellammare alle Terme Stabiane. "Il Mattino", di Napoli scrive: "Il treno inaugurale nel quale con l'Ecc. Jannelli hanno preso posto tutte le autorità - un locomotore, una vettura salone e quattro vagoni di nuovo tipo - è partito dalla Stazione di Napoli della Circumvesuviana alle 14,28 precise, diretto alla nuova stazione, bellissima, delle Terme Stabiane, ricca d'un artistico portale dovuto a quell'artista che è l'architetto ingegner Marcello Canino, addobbata con bandiere per l'occasione".
Un cartello grandemente eloquente nella sua sinteticità: "Per Sorrento Km 8, minuti 20", indica il preciso programma della Società. La stazione sorge a 30 metri di altezza dal livello di Castellammare ed è collegata alla strada provinciale da due ampie modernissime scale mobili capaci di convogliare, nei due sensi, ottomila persone l'ora: quindi più che sufficienti per tutte le esigenze delle Terme, anche nel periodo di maggiore affollamento.
La SFSM chiede la concessione del prolungamento della ferrovia fino a Sorrento anche per sostituire la tranvia Castellammare-Sorrento creando un diretto collegamento fra Napoli e i centri della penisola sorrentina, importantissimi per il movimento turistico e commerciale.
Completa anche lo studio di una funivia che, partendo dalla stazione di Castellammare Centro, raggiungerà alla quota di 1.100 metti il Monte Faito dove sta per sorgere, per iniziativa della stessa società, un'importante stazione di soggiorno.
 

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L’ORO DI CASTELLAMMARE
Da stabiese ho provato ad osservare la mia città natia con l’occhio di chi ci arriva per la prima volta, questo ha riempito il mio cuore e la mia anima di meraviglia e di rabbia, due sentimenti contrastanti ma che allo stesso tempo nascono dalla stessa matrice, l’amore, l’amore verso una delle città più belle del mondo, ricca di tesori inestimabili e risorse uniche di cui poche città possiedono.
Le Terme di Castellammare di Stabia, divise in nuove terme ed antiche terme, ricordi indelebili legati alla mia infanzia e giovinezza, il rumore delle acque che scorrevano nelle vasche, l’odore e il sapore dell’acqua San Vincenzo, acidula o quella sulfurea, il fantastico parco, ricordo ancora i cigni nel laghetto le corse e i pomeriggi assolati trascorsi all’ombra degli alberi. Osservare oggi lo stato di abbandono in cui versa questa struttura mi fa rabbia, centinaia di posti di lavoro persi, così come persa la possibilità di creare un turismo termale che richiamerebbe migliaia di turisti da tutto il mondo dando lavoro e ricchezza a tutti.
Gli Scavi archeologici, una testimonianza storica e culturale dell’antica città di “stabiae”, un immenso territorio usurpato e sfregiato da abusi e soprusi su un area che rappresenta la storia e l’identità degli stabiesi, le ville di stabia e la Grotta San Biagio siti di un’importanza pari o superiore a quelli Pompei messi a rischio da una scellerata decisione di bucare la collina che li ospita per un raddoppio di un binario che anche un bambino capirebbe l’inutilità.
Il Lungomare, per tutti noi stabiesi, mmièzo a villa, una fantastica passeggiata che non teme confronti con nessun altro lungomare, abbandonato all’incuria, una spiaggia immensa ed un mare fantastico inutilizzabile dai cittadini perché negli anni nessuno si è preoccupato mai di bonificare la spiaggia ed eliminare tutto quello che inquinava il mare.
L’elenco sarebbe ancora lungo e mi sto chiedendo ma a chi giova tutto questo? Perché nessuno fa niente per una città dalle immense potenzialità e risorse che potrebbe dare ricchezza a tanti cittadini che stentano ad andare avanti? Basterebbe veramente poco per invertire la rotta e far fruttare l’oro che Castellammare custodisce.
Stabia Amore e altri 69
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  • Se Castellammare di Stabia è ridotta così la colpa e unicamente dei cittadini che non sanno assolutamente difenderla e non sono degni di nascere e vivere in questo raro splendido regalo della natura. Scaricare le colpe sull'amministrazione equivale e' fare il mega culpa perché l'amministrazione è l'espressione delle scelte dei cittadini e quindi delle loro colpe. Agli errori di gestione dell'amministrazione si somma l'inciviltà e il menefreghismo degli abitanti che trattano la cosa pubblica come se non fosse propria e la trattano con vandalismi e senza rispetto. Non continuate a lamentarvi cercando sempre colpevoli che non ci sono. LA COLPA E' SOLO DEGLI STABIESI gente che non merita quanto la natura e il buon Dio ha donato loro. Vi dovete solo vergognare di come avete ridotto una delle città più belle del mondo intero.
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domenica 19 luglio 2020

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FAITO. IL WWF “FINALMENTE VERRÀ BONIFICATA LA DISCARICA CREATA SUL MONTE FAITO


Faito. Il WWF “Finalmente verrà bonificata la discarica creata sul Monte Faito
di Giuseppe Miccio - 29 Agosto 2019 - 17:55
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Vico Equense ( Napoli ). Una buona notizia per una battaglia che Positanonews ha seguito da vicino in prima persona ci viene comunicata dal presidente del WWF Terre del Tirreno  Claudio d’ Esposito  ECCO LA NOSTRA FOTOGALLERY SUL POSTO . Apprendiamo con gioia, da una nota pervenuta dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, dell’esistenza di un nuovo piano di riutilizzo del materiale detritico depositato nel bosco del Faito, quale inerte di sottofondo da utilizzare per la costruzione del rilevato stradale per una nuova rampa di collegamento tra la S.P. n.500 e la S.P. n.1 nel Comune di Melito (Na) in fase di realizzazione da parte della Città Metropolitana di Napoli.

PUBBLICI

Era stata la stessa Autorità di Bacino a sollecitare, dopo una nota del 6 maggio 2019, un ennesimo incontro tra i vari enti presso gli uffici della Città Metropolitana di Napoli per decidere il da farsi sulla “discarica” creata sul Monte Faito. L’Autorità di Distretto Idrografico dell’Appennino Meridionale infatti, a seguito di un sopralluogo scaturito dalla denuncia del WWF, aveva prodotto una relazione tecnica in cui consigliava la rimozione del materiale

L’idea iniziale della città metropolitana, tanto malsana quanto sbrigativa, scaturita da una conferenza di servizi, era invece quella di lasciare i rifiuti sul sito e, al solo fine di migliorare l’aspetto estetico, pareggiare la superficie ricoprendola di terreno e piantando sopra essenze vegetali “… affinché eventuali futuri sversamenti di materiali di risulta, già riscontrati, risultino evidenti e da non confondere con gli inerti accumulati in loco!”
Una volta spalmati al suolo i rifiuti e nascosti sotto il terreno al di sopra si sarebbe creata un’area pic-nic con staccionate e tavolini



A sottolineare la necessità e importanza di dover redigere una valutazione d’incidenza, essendo l’area in oggetto inserita in zona SIC, ZPS e zona B del parco, era stato il presidente stesso del Parco Regionale dei Monti Lattari Tristano Dello Ioio

Nel frattempo, tra incontri, conferenze e scambi di corrispondenze tra enti vari, la discarica è rimasta lì, per quasi un anno e mezzo (!!!), in bella mostra di turisti ed escursionisti del tanto decantato Monte Faito. Per tale motivo una rappresentanza del WWF Terre del Tirreno e dei VAS a luglio era tornata sulla montagna, per protestare contro la discarica della vergogna e denunciare gli sversamenti fuorilegge, ricollocando lo striscione di protesta già affisso in una nevosa giornata di fine gennaio ma sabotato, dopo soli pochi giorni, da chi forse non voleva troppi clamori su questa stori

“Il Faito è divenuta ormai la montagna simbolo del Parco Regionale dei Monti Lattari, si affaccia sulla Costa d’Amalfi e Sorrento, con vista sul Vesuvio e Golfo di Napoli, uno dei posti più belli della Campania che andrebbe tutelato e non usato come discarica! Con lo sversamento di tonnellate di pietre, miste a materiali edili da risulta e rifiuti vari – ha spiegato Claudio d’Esposito Presidente del WWF Terre del Tirreno – le piante del sottobosco sono state letteralmente sepolte! L’habitat alterato ormai da lungo tempo ha compromesso assieme alla flora vascolare spontanea, erbacea ed arbustiva, anche la microfauna rappresentata da invertebrati, insetti, rettili, anfibi e piccoli mammiferi. Perché, è bene ribadirlo, qui non stiamo parlando dell’area di sosta di un cantiere, ma di un soprassuolo boschivo di un parco naturale protetto compreso in un Sito di Interesse Comunitario. Apprendere ora di un nuovo piano di riutilizzo del materiale basato, come richiesto dall’Autorità di Bacino, su nuove apposite indagini per la caratterizzazione del materiale detritico, ci fa ben sperare!!!
Resta comunque lo sconforto di dover constatare come, a distanza di quasi un anno e mezzo dai fatti, nessuno sia presa la briga di valutare l’ipotesi di porre sotto sequestro quella che da subito è apparsa una vera e propria discarica a cielo aperto nel parco! Sembrerebbe che l’approccio al problema sia stato, ancora una volta, quello di gestire le denunce e non già di applicare la legge. In ogni caso siamo fiduciosi ora di ottenere la completa bonifica del sito deturpato.

Il WWF, il 21 gennaio 2019, aveva infatti inviato un ulteriore esposto alla Procura della Repubblica, alla Direzione Generale per i Rifiuti e l’Inquinamento del Ministero dell’Ambiente e al Comando Regione Carabinieri Forestale della Campania, chiedendo un urgente intervento atto ad accertare fatti e responsabilità, anche di carattere omissivo da parte della pubblica amministrazione, valutando l’ipotesi di porre sotto sequestro l’intera area onde evitare che si procedesse alla stesura al suolo e all’occultamento dei rifiuti secondo le decisioni già prese in conferenza dei serviz

Sulla vicenda era stata depositata anche un’interrogazione al Ministero dell’Ambiente a firma dell’onorevole Carmen Di Lauro… affinchè si facesse luce sullo scempio che si sta consumando sul Faito, ossia quello di una bomba ecologica che giace all’ombra dello stesso monte: una discarica a cielo aperto composta da detriti e materiale tossico tra cui anche l’amianto.

Meta, 29 agosto 20

LA STORIA DELLA DISCARICA DEL FAITO

I primi appelli e denunce risalgono all’estate 2018, quando gli ambientalisti segnalavano come in località Monte Faito, in via della Fattoria nei pressi del centro sportivo, nel sito adiacente al parco giochi e all’area della festa della castagna, fosse presente un deposito al suolo di enormi cumuli di materiali pietrosi trasportati e sversati dopo le frane causate dagli incendi e dalle successive precipitazioni, ed a seguito delle operazioni di sgombero della strada per il Faito (ex Statale 269




Nell’esposto del WWF si sottolineava e documentava con foto come il materiale (n.d.r. che giace al suolo dal 20 aprile 2018) contenesse oltre a terreno e pietre anche rifiuti e materiale edile da risulta di vario genere, tra cui alcuni manufatti in cemento-amianto (eternit) probabilmente depositati da ignoti nel sito non sottoposto ad alcun controllo o sorveglianza

Dopo le denunce, nell’ottobre 2018, in una lettera a firma del Presidente del Parco Tristano dello Joio e del dr. Malafronte inviata al Comune di Vico Equense, alla Regione Campania, ai CCF di Castellammare di Stabia, al Comando Stazione Carabinieri di Vico Equense e, p.c. alla DG Difesa Suolo e alla UOD Gestione delle Risorse Naturali della Regione Campania, si chiedeva di rimuovere il materiale dal soprassuolo boschivo del Parc

Tuttavia, fregandosene della richiesta dell’ente parco, in una successiva conferenza dei servizi indetta il 7 dicembre 2018, la Regione Campania Genio Civile e Difesa Suolo e l’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari rappresentati dal dr. Malafronte (n.d.r. lo stesso che a ottobre aveva chiesto la rimozione dei rifiuti!), il Comune di Vico Equense rappresentato da Gennaro Cinque, l’ARPAC con la dott.ssa Fabrizia Giovinazzi e la Città Metropolitana di Napoli rappresentata dall’ing. Giancarlo Sarno, deliberavano di “spalmare” i materiali della discarica nel sottobosco del parco, in un’area fragilissima dove per legge è vietato attivare discariche per qualsiasi tipo di rifiut
Da tale riunione risultava infatti che l’ARPAC dava il suo avallo ad un piano di riutilizzo del materiale, non essendoci nulla da eccepire in quanto la caratterizzazione analitica allegata al piano di riutilizzo rientrava nei valori di concentrazione soglia di contaminazione. La conferenza dava quindi parere favorevole affinchè il materiale in questione, definito detritico di natura calcarea proveniente dalla frana che ha interessato la ex. SS 269 “del Faito” nel novembre 2017, non solo non venisse rimosso dall’attuale sito ma, nell’ottica di un suo riutilizzo, fosse steso al suolo, previa costipazione e stabilizzazione al fine di colmare/modificare una depressione ivi presente

E quando nel gennaio di quest’anno il WWF scriveva al Parco per richiedere accesso agli atti delle analisi effettuate sui materiali e del piano di recupero, il presidente Tristano Dello Joio rispondeva facendo presente di essere venuto a conoscenza dello sversamento solo a cosa fatta senza mai essere stato interpellato e chiariva che gli atti inerenti le analisi dell’ARPAC e il piano di recupero non erano mai stati inviati all’ente parc

Sulla vicenda era intervenuto anche l’assessore ai lavori pubblici del Comune di Castellammare, scrivendo sia all’Ente Parco che al Comune di Vico Equense per chiedere l’eliminazione della bomba ambiental

Di seguito stralcio dalla denuncia WWF di gennaio 201

Considerato c

• l’intero territorio del Comune di Vico Equense è stato dichiarato di notevole interesse paesaggistico con D.M. ai sensi della legge 1497/39 e ricade nell’ambito di efficacia del P.U.T. per l’Area Sorrentino-Amalfitana statuito con la L.R. n. 35/8
• il sito in oggetto ricade in zona B (Area di riserva generale) del Parco Regionale dei Monti Lattari le cui Norme Generali di Salvaguardia, all’art.2 lett. a) Tutela dell’ambiente: Cave e discariche, recita: “E’ vietato … attivare discariche per qualsiasi tipo di rifiuti” … “per il recupero e la ricomposizione ambientale delle cave dismesse … è consentito smaltire rifiuti provenienti da demolizioni, costruzioni e scavi, purchè privi di materiali tossici e pericolosi”…“Sono vietati i movimenti di terra di qualsiasi genere” … “E’ vietato abbandonare rifiuti di qualsiasi genere”; e alla lettera d) Protezione della flora: “E’ vietato raccogliere e danneggiare la flora spontanea erbacea ed arbustiva
• appare evidente, se non scontato, che il deposito/discarica di tonnellate di materiale detritico e rifiuti al suolo protratto per 9 mesi (!) ha, senza ombra di dubbio, arrecato un danno al sottobosco naturale, ovvero alla “flora spontanea erbacea ed arbustiva”!!
• il sito rientra in area SIC “Dorsale dei Monti Lattari” (cod. IT 8030008) dove, per qualsiasi intervento potenzialmente capace di limitare la naturalità del sito, è richiesta una valutazione di incidenza ambientale VIA che garantisca che l’intervento non pregiudichi l’integrità del sito in causa
• l’area rientra nell’ambito del PSAI dell’Autorità di Bacino Campania Centrale in zona classificata P2 – pericolosità da frana moderata e R2 – rischio frana medio (Tav. 466102)
• le opere realizzate hanno di fatto comportato una grave modifica dello stato dei luoghi
• il deposito di rifiuti così come realizzato, per quantità e qualità del materiale e durata nel tempo, non può di certo rientrare nella classificazione di “deposito provvisorio” ed appare pertanto in contrasto con le normative di tutela dettate dal D.lgs. 152/2006

Si chiede di conoscer

• chi ha di fatto autorizzato e realizzato il deposito di rifiuti in question
• la procedura tecnico-amministrativa seguita per l’affidamento/gestione delle operazioni di movimentazione, trasporto e scarico al suolo dei materiali
• se si è verificato l’accreditamento del laboratorio di analisi (I.R.S.A.Q. S.r.l.) e la sussistenza di tutti i requisiti richiesti, a garanzia della competenza, indipendenza e imparzialità dell’organismo di certificazione, ispezione e verifica, sulla base della norma internazionale ISO/IEC 17011 e del Regolamento europeo 765/2008. Ovvero se le analisi chimico-fisiche sono state condotte adottando metodologie ufficialmente riconosciute per tutto il territorio nazionale. In Italia l’Ente Unico di accreditamento designato dal governo è Accredia a cui è stato conferito uno status giuridico, come espressione di pubblica autorità
• se si è tenuto in debito conto il fatto che le analisi della caratterizzazione dei materiali ebbero, per quanto di nostra conoscenza, effettuate prima che il materiale venisse trasportato/delocalizzato sul sito attuale
• se si è accertata o meno l’ipotesi che, oltre alle pietre e al terreno provenienti della frana, sia stato sversato anche materiale edile da risulta, come qualcuno del posto avrebbe osservato
• se si è tenuto in debita considerazione il fatto che alcuni rifiuti, individuati e fotografati dai nostri volontari nel cumulo sul monte Faito misti al terreno e alle pietre, siano stati abusivamente sversati dopo il trasporto del materiale dal sito di Moiano sulla montagna

• se si è tenuto in debita considerazione la circostanza che, vista la portata altamente tossica del materiale in amianto a causa delle fibre e della polvere di asbesto, anche pochi elementi di tale materiale, per quanto frammisti al cumulo di pietre e terreno, costituiscano un grave pericolo per la salute dell’uom
• se si è tenuto in debita considerazione il rischio che i manufatti in amianto (che apparirebbero in foto) possano con la loro progressiva disgregazione, proprio per l’esposizione agli agenti atmosferici e il contatto diretto col suolo, andare a contaminare l’ambiente circostant
• se si è tenuto in conto, in relazione ai materiali/rifiuti segnalati e documentati in foto nelle denunce, del rispetto dei parametri risultanti dall’esame nei valori limiti di legge per poterli depositare sulla montagna, confrontati con le Concentrazioni Soglia di Contaminazione di cui alle colonne A e B, Tabella 1, Allegato 5, al Titolo V, della Parte IV, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, con riferimento alla specifica destinazione d’uso urbanistica
• se si è tenuto in debito conto che il deposito protratto nel tempo anche dei soli materiali pietrosi sul suolo boschivo avrà un grave impatto sulle componenti ecologiche ed ecosistemiche del sito andando, di fatto, ad alterare la geologia e la composizione degli strati superficiali del terreno vegetale, incidendo sulle entità faunistiche e vegetazionali endemiche e tipiche della regione biogeografica di appartenenza favorendo altresì l’insediamento di specie alloctone e pioniere

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