Nel mirino ci sono i rapporti con le amministrazioni locali, nell’ambito di quasi una ventina di appalti per la raccolta rifiuti, in cui L’Igiene Urbana e Am Tecnology sono riuniti in Ati, pur facendo parte dell’impero che fa capo ad Andrea Abagnale e Daniele Manfuso. L’unica differenza tra le due aziende è che Am Tecnology, l’impresa capifila dell’Ati che gestisce la raccolta a Castellammare, ha sede sociale al Nord Italia e non si comprende il motivo.
C’è da dire che nelle scorse settimane l’operato dell’azienda che opera a Castellammare è finito già nel mirino dei carabinieri, con una serie di acquisizioni anche all’ufficio ambiente del Comune stabiese.
C’è poi un altro punto oscuro, ancora da chiarire, soprattutto alla luce delle ultime indagini: il certificato Antimafia, a un anno e mezzo dall’inizio dell’appalto, non è ancora stato prodotto dalla Prefettura. A questo punto una domanda è lecita: può operare un’azienda su cui non c’è ancora il via libera del Viminale?
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