lunedì 1 luglio 2013

Barba, capille e Barba, capille e ppalluccella ‘mmocca.

Nazareno Cipriani - Il barbiere di strada



Barba, capille e Barba, capille e ppalluccella ‘mmocca.e  nella traduzione letterale vol dire: barba, capelli e pallina in bocca.  Così fino alla fine degli anni cinquanta veniva offerto in alcune località della Campania, specialmente nei centri agricoli, il servizio di barbiere a domicilio o ambulante che dir si voglia che per poche lire fornivano al cliente occasionale e non  il servizio di rasatura della barba e il taglio dei capelli.

La ppalluccella ‘mmocca  era una piccola sfera di natura alimentare (mela, ravanello di quelli sferici, pomodoro, ecc.) che introdotta nella bocca e trattenuta principalmente tra i denti e la guancia destra  e poi sinistra serviva  a tenerle tese  per avere una superficie scorrevole sotto il filo del rasoio.
Al termine della rasatura i più la “palluccella”  la  mangiavano come una concessione/premio da parte del barbiere che certamente non l’avrebbe messa in bocca a qualche altro avventore.
Qualcuno al posto della mela aveva adottato una pralina  ricoperta da una friabilissima glassa zuccherina che veniva poi consumata dal cliente essendo impensabile un suo recupero dopo la pur breve (il tempo della barba) permanenza nella bocca del cliente.
La prestazione, se il tempo era buono, veniva svolta all’aperto sull’aia o davanti alla porta di casa tenendo lontano i ragazzini curiosi di assistere alla rasatura del loro parente o vicino di casa.
Il taglio dei capelli richiedeva più tempo della rasatura che terminava sempre con l’aspersione del volto con acqua di colonia o qualcosa di simile contenente generalmente un  profumo gradevole ma persistente e rinfrescante.
Per la rasatura della barba  l’operatore avvolgeva intorno al collo del cliente un pabbo di tela leggera di colore bianco per evitare di imbrattargli gli abiti indossati con la schiuma  del sapone o con l’acqua tiepida che lo aiutava a sciogliere più rapidamente il sapone per produrre la schiuma da appoggiare sulla barba da tagliare. Generalmente, mentre insaponava passava l’estremità del dito indice sul volto del cliente per accertarsi della consistenza della barba e il grado di ammorbidimento raggiunto.


Tra gli arnesi del barbiere c’era per il servizio di barba
il rasoio a lama libera,
l’allume per eventuali ferite,
il sapone di mandorla
il pennello
una cighia di cuoio per affilare la lama
le forbici per rifilare i baffi
uno specchio incorniciato per dare al cliente l’opportunità di guardarsi a lavoro finito

Gli attrezzi per il taglio deii capelli includevano diversi tipici di forbici  per lo sfoltimento,
col taglio netto per l’accorciamento dei capelli, una macchinetta a mano, pettini con denti stretti e larghi per chiome ispide e capelli di ragazzini,  spazzole per l’asportazione dei capelli tagliati dagli abiti del cliente e per la stesura del borotalco sulle superfici liberate.
Lo spruzzino per spargere sui capelli un prodotto profumato simile a quello per la barba azionato da una pompa a mano a forma di palla, brillantina solida o liquida e tovaglie e tovaglioli per asciugare i capelli in caso di sciampo e per proteggere il corpo del cliente dai capelli tagliati.

Pochi ricorrevano al lavaggio dei capelli durante la tagliatura almeno che non era il barbiere a consigliarlo quando osservava sul cuoio capelluto problematiche irritative dovute alla troppa esposizione al sole o in presenza di animali non graditi.


La completa asportazione dei capelli diventò una moda quando nel dopo guerra si diffuse l’epidemia dei pidocchi.
Veniva adottata specialmente nel periodo estivo quando la temperatura era più clemente e i metodi tradizionali si dimostravano impotenti in quanto non tutti adottavano contemporaneamente le disinfestazioni comandate.
A lavoro ultimato si fissavano nuovi appuntamenti e per le urgenze si faceva prima ad arrivare in centro dove c’erano più di un salone e ti servivano con tutti i riguardi.
Con il costo di un  taglio di capelli praticato in un salone coprivi la spesa del servizio a casa e i membri della famiglia non dovevano necessariamente spostarsi. La verdura che il barbiere portava via era per lui un regalo gradito e per il contadino sicuramente un risparmio nel non doversi spostare.

Era una giornata che passava tra un bicchiere di vino, due chiacchiere col vicino di casa che aspettava il suo turno e una fumata di pipa senza la preoccupazione di guardarsi intorno per scansare gli inopportuni e i mariuoli.

La prima bottega di barbiere aprì a Roma nel 300 a. C.. Non conosciamo il suo nome ma, secondo lo storico Marrone, era un siciliano fatto venire dal nobile Puplio Licinio Mena. Da allora le botteghe di tonsores nella Città Eterna spuntarono come funghi e Giovenale, in una delle sue innumerevoli lamentele sugli schiamazzi che regnavano nell’Urbe, ci informa delle urla che si sollevavano da queste botteghe.
I tonsores, infatti, tra una barba e l’altra, cavavano denti, praticavano salassi e interventi chirurgici quali l’incisione di ascessi, l’asportazione di emorroidi, la cauterizzazione di ferite...
Questa commistione di ruoli si è protratta per quasi venti secoli (in Francia la corporazione dei barbieri-cdando origine alla tipica insegna dei barbieri, il grosso cilindro verticale (il pole degli anglosassoni) a strisce trasversali colorate: rosso per rappresentare le arterie, blu le vene e bianco le bende con le quali si fasciavano le parti incise.
Il rasoio dal 1770 in poi subì alcune modificazioni per essere reso più sicuro nel suo utilizzo.
La vera rivoluzione avvenne nel 1895 ad opera di King Camp Gillette che inventò la lametta che nel 1914 fu  realizzata in acciaio inossidabile.

Le botteghe continuano ad esistere ma quando Roberto si ritirerà dall'attività nessuno prenderà il suo posto. Il socio è morto già da qualche anno e apprendisti non se ne vedono in giro.


Il rasoio elettrico nel dopoguerra ha fatto il danno maggiore e le macchinette per i cappelli hanno prodotto centinaia di migliaia di maschietti col capo rasato a zero.

 




Rafiluccio - Scanzano anni 1960  'o barbiere di Via Micheli

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