lunedì 15 luglio 2013

Risposta o polemica a distanza. Regole grammaticali e ortografiche del napoletano.

Con la nota appresso voglio rispondere a chi qualche tempo mi apostrofo dicendomi che ero un ignorante nato, che solo lui era in grado di dire se le notizie i proverbi che arrivavano al blog erano scritti in perfetto napoletano in quanto aveva studiato con i massimi esponenti del settore.

Mi scuserà don Raffaele, ma lo prendo a mio paladino, anche se non ce n'è bisogno. La stima non acqua fresca.
Gli ignoranti non possono diventare professori gestendo un blog.

di Raffaele Bracale
L’amico Luciano Pignataro me ‘mmita a ccarne e mmaccarune  e mi invita a fare un po’ di chiarezza sul corretto modo di scrivere in napoletano taluni monosillabi; e lo fa, il buon Luciano,  prendendo spunto da uno strafalcione che grida vendetta al cospetto di Dio, strafalcione presente nel manifesto della pizza a Vico che erroneamente intitola A’ PIZZA (cioè, nell’intento dell’anonimo estensore LA PIZZA).



Il programma della bella manifestazione organizzata da Bonilli e Cortese
Con quell’ A’ apocopato anziché aferizzato ‘A cosí come esige la grammatica napoletana:  atteso che la caduta della L dell’articolo LA va indicato con il segno diacritico dell’aferesi (cioè posto davanti alla vocale e non dopo!)
per cui:  LA
(L)A ’A
e non A’ che indicherebbe tutt’al piú la preposizione articolata ALLA A(LLA) A’
Preposizione che tuttavia è preferibile rendere (cfr. ultra) nella forma di crasi: Â.


Tanto premesso entro in medias res ed elenco qui di sèguito un congruo numero di monosillabi in uso nella parlata napoletana, indicandone volta a volta oltre significato ed (ove possibile) etimo  anche quella che è (a mente delle regole di grammatica e linguistica) la maniera piú corretta di scriverli.
Cominciamo con i piú semplici monosillabi e cioè gli articoli; abbiamo gli articoli determinativi
‘A = la art. determ. f. singsi premette ai vocaboli femminili singolari; deriva dal lat.  (ill)a(m), f. di ille ‘quello’; l’aferesi della prima sillaba (ill) comporta la doverosa indicazione di un segno diacritico (‘);
‘O/’U = lo/il  art. determ. m. sing.  si premette ai vocaboli maschili o neutri  singolari; la forma ‘u è forma antica di ‘o ora ancóra in uso in talune parlate provinciali e/o dell’entroterra;  la derivazione sia  di ‘o che di ‘uè  dal lat.  (ill)u(m), acc.vo di ille ‘quello’; l’aferesi della prima sillaba (ill) comporta la doverosa indicazione di un segno diacritico (‘); la particolarità di questo articolo è che quando sia posto innanzi ad un vocabolo inteso neutro, ne comporta la geminazione della consonante iniziale (ad es.: ‘o pate voce maschile,
ma ‘o ppane voce neutra etc.).
O’ non è come a prima vista potrebbe apparire un’errata scrittura del precedente articolo ‘o (lo/il), errata scrittura (tutti possiamo sbagliare!) che talvolta mi è capitato di ritrovare inopinatamente in talune pagine di giornali, vergata da indegni pennaruli che per mancanza di tempo o ignavia  non usano piú rileggere e/o correggere ciò che scrivono (….mi rifiuto infatti  di credere che un giornalista non sappia che in napoletano gli artt. lo/il vanno resi con ‘o e non con o’) a meno che quei tali pennaruli nel loro scrivere non errino lasciandosi  condizionare dalla dimestichezza con lo O’ (apocope dello of inglese che vale l’italiano de/De).
L’ o’ napoletano a margine è anch’esso un apocope, quella del vocativo oj→o’=oh e viene usata nei vocativi esclamativi del tipo o’ fra’!= fratello! oppure o’ no’!= nonno! La forma intera oj è usata in genere nei vocativi come oj ne’! – oj ni!’= ragazza! – ragazzo!. Rammento  che il corretto  vocativo oj
viene – quasi sempre e nella maggioranza degli anche famosi e famosissi  scrittori e/o poeti partenopei – riportato in una scorrettissima  forma oje con l’aggiunta di una pletorica inesatta semimuta e, aggiunta che costringe il vocativo oj a trasformarsi   nel sostantivo oje = oggi con derivazione dal lat. (h)o(di)e→
oje;
scrittori e/o poeti partenopei prima di mettere nero sul bianco facessero un atto di umiltà  e consultassero una buona grammatica del napoletano, o quanto meno compulsassero un qualche dizionario, quante inesattezze o strafalcioni si eviterebbero! Purtroppo tra i piú o meno  famosi o  famosissi  scrittori e/o poeti partenopei che reputano d’esser titolari di scienza infusa, l’umiltà non trova terreno fertile! Il Cielo perdoni la loro supponenza spocchiosa…
‘E = gli, le art. determ. m.le e f.le plurale.  si premette ai vocaboli maschili o femminili plurali; deriva dal lat. (ill)ae(s), ‘quelli ‘di influsso osco; l’aferesi della prima sillaba (ill) comporta la doverosa indicazione di un segno diacritico (‘);la particolarità di questo articolo è che quando sia posto innanzi ad un vocabolo 

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