mercoledì 22 febbraio 2012

Acconciambrelle





Il primo ricordo che ho dell’ombrello è legato all’eruzione del Vesuvio del 1944.
Prima non l’avevo mai adoperato. A Mezzapietra c’ero stato poco e in campagna se ne faceva poco uso utilizzando teli cerati. Quando piove si corre sotto a un riparo sicuro contro i fulmini, ma nel 1944, il 28 agosto l’ombrello fu proprio necessario aprirlo per ripararsi dalla cenere eruttata dal Vesuvio che per alcuni giorni coprì abbondantemente i tetti delle case e le strade e tutti quelli che erano costretti ad uscire per approvvigionarsi o altro avevano bisogno di ripararsi per non prendersela addosso.
Fu necessario tenere le finestre chiuse e proteggersi le vie respiratorie come fanno i caw boy. La cenere fu raccolta e successivamente utilizzata come concime in campagna e per i bucati per diverso tempo.
Manco a farlo apposta, come adesso succede con i “vuò cumprà”, giravano per le strade persone che portavano in spalla una specie di cassetta come una faretra offrendosi però di riparare ombrelli per una spesa che sembrava irrisoria a fronte di qualche ora di lavoro.
Le riparazioni consistevano nella sostituzione di qualche ferro che si era storto o sganciato dalla cupola di stoffa e non era più utilizzabile o di assicurarlo in maniera ferma al resto della struttura.

L'ombrello è un oggetto che serve a riparare l'uomo da eventi naturali indesiderati quali la pioggia, la neve, la grandine o il sole troppo caldo (Infatti la parola ombrello deriva proprio da ombra, a dimostrazione che i primi servissero proprio per ripararsi dal sole). Ha una struttura abbastanza semplice, ma ingegnosa e particolarmente  efficace contro gli avvenimenti atmosferici ad eccezione del vento che lo riduce molte volte, quando non si fa in tempo a contrastarlo, in maniera inservibile ed irreparabile da cui è possibile recuperare solamente  alcuni elementi che possono tornare utili per le riparazioni su gli altri
Fino al Settecento l'ombrello che era costruito con la pelle e, successivamente, con tela cerata, è rimasto un oggetto in uso solo fra i nobili e le classi abbienti e nelle uscite era portato e retto da un servo come distintivo onorifico.

Per la pioggia si usavano mantelli e cappucci. Solo nell'Ottocento si è iniziato a diffondere l'uso dell'ombrello come parapioggia. Occorre dire che anche oggi in molti paesi del Nord Europa l'ombrello viene considerato come un accessorio un po' stravagante e preferiscono bagnarsi, piuttosto che portarne uno.Non si conosce con precisione né il periodo, né il luogo in cui l'ombrello fu inventato. Si pensa derivi dall'oriente (Cina, India o Giappone); alcuni ritengono fosse presente anche nell'antico Egitto. In Cina era associato (fin dall'epoca preistorica) al culto dell'Imperatore, come oggetto sacro; nell'Egitto dei faraoni era consentito usarlo solo ai nobili; in Giappone proteggeva i samurai ed ora è un vero e proprio simbolo nazionale. Nella Grecia classica era utilizzato prevalentemente dalle donne nell'ambito del culto di Dionisio, mentre durante l'Impero Romano era usato come accessorio di abbigliamento vezzoso e seducente dalle donne più ricche. Infine entrò anche nell'iconografia pontificia come oggetto di pertinenza del papa. L'ombrello è un oggetto antichissimo, che ha avuto durante i secoli varie funzioni, ma non quella per cui è utilizzato oggi, che è di riparare dalla pioggia.

L’Ombrello è composto da un’asta alla cui sommità e assemblata una corona metallica alla quale vengono agganciati i ferri o le stecche sulle quali sarà appoggiata la cupola fatta di panno resistente o addirittura di seta che dovrà ripararci dalla pioggia o dal sole con aggancio fisso in cima all’asta e con cuciture all’estremità dei ferri che in alcuni casi finiscono appuntiti per agganciarvi cappuccetti che facilitano la messa in opera della copertura. Le stecche sono agganciate per mezzo di braccia più corte a un anello che abitualmente facciamo scorrere verso sull’asta per chiuderlo o tenerlo aperto. La posizione stabile dell’apertura è assicurata da questo anello che viene tenuto fermo da un dispositivo a molla che va ad incastrarsi in un feritoia provocata al suo interno o che scavalca. Per richiuderlo bisogna liberare l’anello scorrevole dal gancio di fermo e riportarlo verso l’impugnatura che nel tempo ha assunto diverse forme a secondo dell’uso supplementare che si fa dell’ombrello stando alla sua robustezza. Da diversi anni gli ombrelli si sono accorciati e finiscono in borsetta, ma sono diventati molto grandi per diventare ombrelloni per fare ombra al mare o nelle aree destinate al consumo davanti a bar, paninoteche ed altro.





Comunque vada a finire l’ombrello da quando è stato inventato si è rivelato indispensabile in tante occasioni come quella per difendersi come uno schermo contro occhi indiscreti mentre baci la tua ragazza e via discorrendo.

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