martedì 3 gennaio 2012

Stabiesi all'estero.1


Negli anni del dopo guerra da Castellammare è partita tanta gente in cerca di quel benessere economico che la nostra città e il nostro circondario non sempre è stato in grado di offrire.

Molti sono andati al nord e molti altri nel nuovo mondo che vale a dire senza distinzione di sorte in america del nord e in quella centrale e del sud.

Molti partirono anche da Scanzano, Mezzapietra e Privati dopo i corsi di qualificazione necessari per l’espatrio e l'accertamento dello stato di sana e robusta costituzione e della fedina penale. E chi li vide più “Gigino ‘o russo”, "Vicienzo capa 'e fierro" ed quelli del palazzo Braglia.  Non ne seppi più niente neppure quando ritornavo a far visita ai nonni che continuarono ad abitare nel Vicolo Sorrentino fino alla mia partenza per il servizio militare.

La gente si abitua alla lontananza e alle lettere che perdono la cadenza dei primi tempi. Certe volte anche a quello che i parenti scrivono quando ripetono che stanno tutti bene e sperano di sentire altrettanto.
Il tempo passa e chi resta si attacca o ai ricordi fino a quando non succederà l’evento di un ritorno  o di una notizia che darà in poche righe il resoconto di una tragedia, di una morte, di un evento o all'ultima lettera arrivata fino a quando non ne arriverà un'altra.

Nella famiglia acquisita  mia sorella si trovò con una parente del marito che, partita per l’Argentina appena sposata, riuscì a tornare in Italia solamente con l’aiuto economico di tutta la famiglia in occasione dei funerali della madre che rivide dopo circa quarantanni nella cassa da morto.

Una trasmissione televisiva italiana “Caramba che sorpresa”, condotta da Raffaella Carrà, in diverse edizioni , servì a riportare a casa molti di questi che erano anni che non rimettevano piede in Italia per carenza di mezzi economici che erano ormai al limite della sopravvivenza.

Ancora oggi dovrebbe trovarsi a Buenos Aires un carissimo amico di cui ricordo solamente che si chiamava Guido. Era il cantante del nostro gruppo. Era partito per trovare fortuna, ma deluso ed amareggiato prese la nave di ritorno appena il contratto fu scaduto, ma per fortuna  o per disgrazia incontrò a bordo la ragazza della sua vita che veniva in Italia per rivedere i parenti. Si innamorò di lei e al suo ritorno in Argentina di lì a qualche mese ripartì sposato per fare il tassista assieme al suocero.

Questi sono i casi che ricordo ancora con una certa dovizia di particolari , di tanti altri  mi resta appena  un barlume. Col tempo ho smarrito le loro fisionomie, le loro storie ed i loro nomi di battesimo.

Nel dopo guerra ci furono accordi con le nazioni che accettavano i nostri emigranti che prevedevano tante cose come quelle incluse  nella “LEGGE 13 novembre 1947, n. 1452 - Approvazione  dell'Accordo  fra  l'Italia e l'Argentina in materia di emigrazione, concluso a Roma il 21 febbraio 1947.
 
ANNESSO 1.
 
1. -  Il  prezzo del biglietto di passaggio da un porto italiano ad un  porto  argentino di destinazione dovrebbe essere uguale per tutti gli  espatrianti a seconda della categoria della nave e qualunque sia la sua bandiera.
Detto prezzo sara' anticipato dall'istituto argentino di incremento dell'intercambio,  nei  casi in cui gli emigranti non possano pagarlo prima della partenza.
2. - Ove l'emigrante provveda in anticipo al pagamento parziale del prezzo  del  biglietto, l'Istituto finanziatore argentino anticipera' unicamente la differenza.
3. - L'emigrato puo' provvedere alla restituzione parziale o totale del  prezzo  dei  biglietto in qualunque momento, una volta giunto in territorio  argentino, prescindendo dalle norme di carattere generale che saranno di comune accordo fissate per il rimborso.
4. -  Gli  emigranti  debbono  impegnarsi all'atto della partenza a restituire  il  prezzo  del  biglietto come sopra anticipato per loro conto  dall'Istituto  finanziatore  argentino. La restituzione dovra' avvenire   possibilmente   nel   termine   di   40  mesi  dalla  data dell'imbarco.
5. -  In  linea  di  principio  la restituzione avverra' o mediante trattenuta  sul salario dell'emigrato, o con trattenute sulle rimesse da trasferire in Italia, ovvero con altro opportuno sistema.
6. -  Resta  inteso  che  il  debito  contratto  dall'emigrante  e' personale  e  sara'  soddisfatto  con  i  versamenti  che  lo  stesso effettuera' a tale scopo.
7. -   I  casi  di  emigrati  che  per  ragioni  gravi  debitamente giustificate rimpatrino prima di aver rimborsato per intero il debito contratto  all'atto  della  partenza  dall'Italia saranno risolti con spirito di massima comprensione.
8. Per  quanto  concerne  il  trasporto,  verranno  applicate  alle persone  di  famiglia  di  primo  grado  le  stesse norme vigenti per l'emigrante, sia che viaggino con esso o separatamente.
9. -   Con   scambio  di  note  saranno  fissate  le  modalita'  di applicazione dei principi sopra enunciati.
 
  Roma, 21 febbraio 1947
 
                
              
ANNESSO 2.
 
  A  chiarimento  degli  articoli 10 e 11 dell'Accordo di emigrazione firmato oggi, resta convenuto quanto segue:
1. -  Il  datore  di  lavoro per mezzo dell'Istituto argentino di incremento dell'intercambio proporra' o offrira' l'impiego. Il datore di lavoro non scegliera' personalmente l'immigrante.
2. -  Dell'accordo di lavoro concluso fra le parti, attraverso la Commissione  di  ricevimento  e  avviamento,  sara'  presa nota dalle Autorita' argentine allo scopo di agevolare la soluzione di eventuali vertenze.
3. -   L'immigrante   potra'  indirizzarsi  alla  Commissione  di ricevimento  e di avviamento in ogni momento e in tutti i casi in cui ritenga opportuno di farlo.
 
  Roma, 21 febbraio 1947

Questa pagina è rivolta a chi soffre di ricordi. Sono pronto ad ospitarlo con la sua storia.

L'unico pedaggio è quello di segnalare gli stabiesi che vivono nella sua città e di invogliarli a prendere contatto con questo blog.

gioacchinoruocco@libero.it  
 
 
   
                



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