giovedì 22 settembre 2011

‘E chiancarelle




Via Bonito

Chi le ricorda alzi la mano e se è in possesso di qualche ricordo fotografico e lo vuole prestare per illustrare la nota lo può inviare al sottoscritto tramite email. al seguente indirizzo: gioacchinoruocco@libero.it.

Il Tratto di via Bonito che va dal cinema Montillo fino al varco di ingresso alla banchina della Capitaneria di porto e del porto commerciale, nei miei ricordi del dopo guerra, era oberato di cataste di legname tagliato nelle dimensioni utili per realizzare doghe per la costruzione di botti.


Chi è che non sa che cos’è una botte ? E’ un contenitore fatto di legno (raramente di metallo o di materiali sintetici) costituito da doghe di legno cerchiate e un po' incurvate, che le donano una forma vagamente cilindrica.

Le botti servono alla conservazione, alla maturazione e all'invecchiamento del vino e anche di altri liquidi come birra o liquori, per la lavorazione di frutta, delle olive e di tante altre derrate alimentari.
Il nome generico dei vasi simili alla botte, costituiti da doghe curvate o no e tenute insieme da cerchi metallici si chiama bottame. Il nome deriva  dal latino tardo  buttis, = "vasetto".
Il legname che veniva depositato in attesa di imbarco per destinazioni fino alla Spagna in napoletano era identificato col nome di chiancarelle, che nei tempi andati venivano adoperate anche in edilizia per sorreggere l’impiantito dei solai poggiate trasversalmente sulle travi portanti che nelle costruzioni di una certa epoca, non ancora rimaneggiate, sono messe in bella mostra per dare colore all’ambiente.

Gia nel 1600 dal porto di Castellammare partivano per altri lidi i prodotti realizzati dai “mastri d’ascia et casciari” e dai “cento mastri buttari che fanno fusti da reponere vino, che ogni anno ascendeno a’ numeri di 60mila botti, che poi le mandano per tutto il Regno et fora Regno; sonovi 20 Mastri d’ascia de mare et calefati che fabbricano Vascelli, nave Galeoni, Varche grandi et feluche.

Le cataste facevano fermentare la fantasia  e i lati oscuri di queste cataste si prestavano a tutti i sotterfugi sia dei ragazzi che degli adulti e più di una volta ci scappava anche l’infortuni oltre agli ammanchi di cui nessuno si lamentava. 
Verso il cinema Montillo, che all’epoca non era stato ancora costruito erano depositate all’incirca uan sessantina di carrettelle con traino a mano che venivano fittate ai privati per trasporti in proprio di acquisti di materiali di una certa cinsistenza, per traslocare mobili, masserizie o anche per andare in giro a vendere occasioni di giornata.

Nei primi anni cinquanta, da un giorno all’altro, per me cha abitavo a Mezzapietra e frequentavo il centro solo in occasioni comandate, scomparvero dalla zona sia le cataste di chiancarelle sia le carrettelle: le ultime dalle parti del largo Fusco.

Non fu una grande rivoluzione, ma permise l’utilizzo della strada  che acquistò un vero decoro e dei locali che insistevano nell’area del porto. Uno di questi con annessa area a cielo aperto venne utilizzato per diversi anni come cinema all’aperto durante l’estate.

                                            G. Ruocco



Via Bonito



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